Suspense – Sculture Sospese at EX3 – Florence Centre for Contemporary Arts

EX3 Cafe

Tomas Saraceno, Biosphere

Sabato 19 Febbraio si è inaugurata all’EX3 Centro per l’Arte Contemporanea di Firenze “Suspense. Sculture Sospese”, mostra a cura di Lorenzo Giusti e Arabella Natalini.

L’idea portante della mostra è di approfondire la riflessione sul tema della “sospensione” mediante l’esplorazione della produzione di opere sculturee dell’ultimo decennio, realizzate da numerosi artisti internazionali: Alexandra Bircken, (Germania), Beth Campbell (USA), Daniela De Lorenzo (Italia), Claire Morgan (Irlanda), Franco Menicagli (Italia), Ernesto Neto (Brasile), Jorge Pardo (Cuba), Cornelia Parker (UK), Tobias Putrith (Slovenia), Tobias Rehberger (Germania), Tomas Saraceno (Argentina), Bojan Sarcevic (Bosnia), Hans Schabus (Austria), Luca Trevisani (Italia), Pae White (Usa), Hector Zamora (Messico).

Claire Morgan, Garden

La mia curiosità e in parte l’aspettativa per questa mostra erano molto alte: dopo essermi appassionata ai pezzi di argenteria passata sotto il rullo compressore e riassemblata in gruppi di oggetti sospesi di Cornelia Parker (Thirty Pieces of Silver), aver visto il giardino effimero di dell’irlandese Claire Morgan in mostra al 20 Hoxton Square di Londra (lo stesso Garden esposto qui a Firenze) e aver ammirato la bellissima personale di Ernesto Neto alla Hayward Gallery di Londra lo scorso anno, desideravo davvero ricevere delle analoghe suggestioni. E in effetti il valore degli artisti e delle opere in mostra è di carattere internazionale e va riconosciuta ai due curatori l’abilità di aver saputo ottenere il contributo di protagonisti della scena artistica contemporanea, alcuni di loro ospiti fissi al Palais de Tokyo di Parigi o al MOMA di New York.

Ernesto Neto at Hayward Gallery, Southbank Centre London

Cornelia Parker, Thirty Pieces of Silver - Tate Modern

Cornelia Parker

Bellisima a mio parere la tematica esplorata: l’evoluzione della scultura verso forme instabili, effimere, mutevoli, alleggerite, fluttuanti, organiche, astratte, concettuali, precarie: proprio questa ultima caratteristica, la precarietà, accomuna così bene molte delle opere presentate ai sentimenti di numerosi spetattori.

Intento dichiarato di questo sforzo espositivo era però anche riflettere sulla spazialità, sulla relazione tra scultura e spazio circostante, coinvolgendo quindi il tema della collocazione delle singole opere nell’area che le ospita: proprio questa dimensione del racconto attraverso un percorso, della narrazione attraverso il layout espositivo trovo sia mancata, complice anche il fatto che apparentemente non era evidente un vero e proprio allestimento. Scelta dei curatori o mancanza di risorse? Non saprei dire, certo è che dei pannelli informativi decuplicati nelle dimensioni (chiunque abbia già visitato la mostra sa che la loro lettura era proibitiva) , un maggiore invito alla sperimentazione diretta di alcune delle sculture e un accompagnamento alla visita con un design dell’allestimento più pensato avrebbero allontanato la sensazione che alcune delle sculture fossero state semplicemente collocate in uno degli angoli disponibili nell’enorme contenitore dell’ex3. http://www.ex3.it/

Hector Zamora, Synclastic Anticlastic

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